Libereso Guglielmi, morto il giorno dopo l’equinozio di autunno del 2016, era un vero maestro di vita. La Gita le differenzia i maestri in questo modo ” i veri rinuncianti e i veri yogi sono coloro che compiono azioni conformi al dovere senza desiderarne i frutti, non coloro che, evitando di offrirsi, agiscono mossi dall’ego, ne coloro che (nel nome della rinuncia) si astengono dell’agire.” (BG 6,1). Negli ultimi mesi di vita, LG ha vissuto nel suo giardino a Sanremo ed è stato fuori casa per fare una cinquantina di interventi e seminari. Per lui l’uno valeva l’altro.

Giovani italiani a Londra

Così quando citofoniamo a casa sua, era finito già il mio sentimento di timidezza sentendo la voce che invitava tutti ad entrare nella sua “casa giungla“. Mentre entravamo in casa si sentiva cucinare la moglie Sheila, e in giardino lui. Nell’aria San Fiacrio.

La prima impronta me la lascia il suo giardino tra il cancello d’ingresso e l’uomo, ci sono piante di ogni genere che ti circondano, io pensavo camminare tra le antenne sui tetti a Milano. Le piante ti ascoltano e ti guardano dovunque, nel giardino, in terrazza, sul tetto, nelle scale e probabilmente a casa su dipinti e poesie. Non siamo a casa di un intellettuale che di piante solo parla ma qui le piante sono una seconda natura, un velo protettore, un nascondiglio.

Libereso Guglielmi ci accoglie e per risparmiaci di salire e scendere due volte, ci porta subito in mezzo alla sua “giungla”, fino alla piccola serra con porta spalancata “solo d’estate”, dove ha sempre fatto nascere talee e rinascere piante. Ci dici che alcune piante sono arrivate tramite doni da non sai dove. Noi stessi ti abbiamo portato un piccolo dono che lasci consapevolmente li. Mentre si va verso la casa, l’intellettuale tolstoiano ci fa assaggiare un petalo di cappuccine e di un altro di un fiore giallo di cui ho perso il nome. Si tratta di un proprio corpo a corpo con la natura, e non di un idealizzazione.

Rosa image

A 89 anni lo sentiamo forte Libereso Guglielmi, una mente anarchica filosofica in equilibrio con un fisico bestiale.
Li facciamo due domande romantiche “le piante non soffrono quando le mangi?” e “da dove viene tuo nome Libereso?”, lui spazza via i nostri attaccamenti a queste piccole cose e si lancia in un discorso sull’educazione da fare ai bimbi “ditegli che la natura è sacra, che la natura ci deve tornare a governare” e che l’uomo deve solo seguire le legge della natura.

Interrogato da un giornalista “Ovviamente questa tua passione per i fiori e per le piante nasce da una filosofia generale sulla natura e sulla vita?, risponderà “Dobbiamo essere figli della natura, conoscerla, amarla. Io ho il mio “giardino dei pensieri”: me lo sono creato e tutti potrebbero farlo. Quando sono stanco della vita moderna, guardo nel prato dei miei pensieri e controllo che non ci sia qualche pianta invasiva che mi porta a pensare a cose brutte come la guerra, l’intolleranza. Se ne trovo qualcuna la elimino”. Non ti avrei lasciato dire questa ultima parola, nemmeno Fukuoka o Alan Smith, ma oggi dico secondo il consiglio di Thich Nhat Hanh solo non eliminare ma concimare le cattive emozioni e le erbacce. Qui sotto un video intervista, con la qualità audio che c’era quel giorno nel giardino. Link http://youtu.be/0KCqa1r6pJY

A me e mio marito disse “Siate maestri di vita”, in questo mondo di aggressività sociale e di ribellione naturale, ci resta solo che ad aprire bocca per rigenerarsi e rinnovare l’ambiente sociale e culturale. Lui che diceva mangiate i fiori, sembra non desiderare i frutti di suo lavoro di una vita ma solo testimoniare di una vita al servizio della natura e dell’universo.

Libereso Guglielmi un santo?! No, un uomo che ce l’ha fatta a fare corrispondere idee e azioni, migliorando un karma nell’arco breve di una vita, un uomo che ha saputo sognare esportando il suo talento a Londra 50 anni fa e gustare la vita da uomo libero nel suo credo ( con una moglie tanto amata, figli e nipoti), per poi tornare qui in Italia per morire e compiere questo ciclo terreno in pace. Tolstoi amato da suo padre, scriveva “la vita è un sogno, la morte un risveglio.” Anita Moorjani ha dovuto morire per saperlo, ma tu lo sapevi prima ” il vero scopo della vita è di essere se stesso, di vivere la nostra verità, e di essere l’amore che siamo.” (dying to be me, 2012). Ciao Libereso Guglielmi, Liebe, Libé.

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